Meglio un'agenzia PR generalista o specializzata in ciclismo? La risposta per i brand bike
Quando un brand del settore bike inizia a valutare le opzioni per la propria comunicazione, prima o poi si trova davanti a questa domanda: meglio affidarsi a un'agenzia PR con un portfolio ampio e trasversale, o cercare una realtà specializzata nel ciclismo e nell'outdoor?
La risposta breve è: dipende da cosa vuoi ottenere. Ma nella maggior parte dei casi, per un brand di ciclismo, la specializzazione fa una differenza concreta.
Il problema delle relazioni con i media
La comunicazione nel mondo del ciclismo ha una caratteristica che la distingue da quasi ogni altro settore: i media che contano sono pochi, verticali e molto specifici. Far arrivare un prodotto ai tester di BikeRadar, ottenere una prova su Tuttobiciweb, essere citati da Cyclingnews o finire sulle pagine di Rouleur non sono risultati che si ottengono mandando comunicati stampa a un database generico.
Queste redazioni ricevono ogni giorno decine di proposte. Rispondono, e lo fanno volentieri, a chi conoscono, di cui si fidano, e che nel tempo ha dimostrato di capire il loro lavoro. Un'agenzia generalista che si avvicina a questi media per la prima volta parte con uno svantaggio strutturale che il migliore dei brief non riesce a colmare.
Un'agenzia specializzata in ciclismo, al contrario, lavora con quelle redazioni in modo continuativo. Conosce i tempi editoriali, sa quali contenuti interessano a chi, e spesso ha già una relazione diretta con i giornalisti e i tester che seguono il tuo segmento: strada, mountain bike, gravel, cicloturismo.
La conoscenza del mercato non si improvvisa
Comunicare un prodotto di ciclismo richiede una conoscenza di base del settore che non si acquisisce in poche settimane. Il calendario delle gare, le finestre temporali in cui i media sono più ricettivi, le dinamiche delle community online, il linguaggio tecnico che distingue chi sa di cosa parla. E il calendario fieristico che scandisce l'anno della bike industry:
- Velofollies (Kortrijk, Belgio)
- Taipei Cycle Show (Taiwan)
- CyclingWorld (Düsseldorf, Germania)
- Bike Festival (Riva del Garda, Italia)
- China Cycle (Shanghai, Cina)
- Sea Otter Classic (Monterey, USA)
- Eurobike (Francoforte, Germania)
- Italian Bike Festival (Misano Adriatico, Italia)
- Roc d'Azur (Fréjus, Francia)
- Sea Otter Europe (Girona, Spagna)
- Rouleur Live (Londra, Regno Unito)
Tutto questo entra in gioco ogni volta che si lavora a un lancio prodotto, a un press trip o a una campagna stampa.
Un'agenzia specializzata nel ciclismo e nell'outdoor non deve impararlo: lo sa già. E questo si traduce in meno tempo perso, meno errori e più risultati concreti nei tempi che contano.
Il ciclismo è diventato lifestyle, e questo vale anche nelle redazioni generaliste
C'è poi un cambiamento che negli ultimi anni ha ridisegnato la mappa: il ciclismo è uscito dal recinto dei media di settore ed è diventato un fenomeno lifestyle e trasversale. Il gravel, il cicloturismo, la bici come scelta di vita prima ancora che come sport. Il risultato è che oggi anche nelle redazioni generaliste ci sono giornalisti abituati e avvezzi al tema, spesso ciclisti e appassionati a loro volta.
Conoscerli o non conoscerli fa una certa differenza. Lo stesso comunicato può finire nel mucchio della posta di una redazione, o arrivare direttamente alla persona che quel weekend è in sella. Ed è qui che il vantaggio della specializzazione si estende anche al mainstream: l'agenzia che conosce le sue carte fa la differenza, e tanta, anche lì.
Quando invece un'agenzia generalista può avere senso
Ci sono contesti in cui un'agenzia generalista lavora bene anche per i brand di ciclismo. Se l'obiettivo è la comunicazione corporate o finanziaria, la gestione di una crisi reputazionale, o un progetto in cui la bici è marginale rispetto al messaggio, l'esperienza trasversale può essere un vantaggio.
Il problema nasce quando si vuole una cosa e si ottiene l'altra: un brand che cerca copertura su Cyclingnews e si ritrova a pagare per comunicati ignorati dalle redazioni di settore.
Come scegliere un'agenzia PR specializzata in ciclismo
Se stai valutando un'agenzia specializzata in ciclismo, ci sono alcune cose su cui vale la pena fare domande dirette.
Il portfolio parla davvero di ciclismo?
Non basta che ci sia qualche cliente sportivo. Chiedi quali media di settore hanno effettivamente pubblicato contenuti generati dall'agenzia, e per quali brand.
Lavorano anche con eventi, non solo con prodotti?
La comunicazione degli eventi ciclistici è un mestiere a sé. Un'agenzia che ha esperienza su entrambi i fronti, brand ed eventi, ha una rete di contatti molto più robusta.
Coprono anche i media internazionali?
Se il tuo brand ha ambizioni oltre l'Italia, o se sei un brand estero che vuole entrare nel mercato italiano, verifica che l'agenzia lavori in più lingue e abbia relazioni consolidate con le testate internazionali del settore.
Capiscono la tua specifica nicchia?
Il ciclismo su strada, la mountain bike e il gravel hanno community, media e dinamiche diverse. Un'agenzia che li tratta come un unico blocco probabilmente non è abbastanza verticale.
Generalista o specializzata: la domanda vera
La domanda "generalista o specializzata" spesso nasconde una domanda più semplice: voglio un'agenzia che debba imparare il mio settore mentre lavoriamo insieme, o una che lo conosca già?
Per un brand di ciclismo che vuole risultati concreti sui media che contano, la risposta è quasi sempre la seconda.
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